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Ippodromo di Agnano (Napoli) |
La stagione
ippica romana negli anni 60 era transumante, oggi non so,
alcuni mesi a Roma,
alcuni a Napoli e cosi via.
Mi
ritrovai ad Agnano, e nelle ore libere scorrazzavo in lungo e largo con il mio
Motom 48 a benzina, mica poco per quei tempi. |

L'anello giallo è la pista da trotto,
gli anelli verdi da galoppo |
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Vi racconto un fatto che mi è
capitato.
Mi trovo in pista con un cavallo che deve
andare al piccolo trotto perciò giro in alto sulla pista gialla, appoggiate allo
steccato di cinta le solite persone spettatori, appassionati ecc.
A un certo punto uno di
questi si mette a correre per andare alla velocità del cavallo dicendomi:
"Vagliò mangi alla mensa? ti debbo parlare, a che ora vai?"
Rimango di sasso, comunque gli dico
evidentemente un orario, infatti me lo trovo alla mensa,
si siede e dice.
Vagliò ti debbo chiedere un consiglio per un
mio amico appassionato di cavalli.
Lui si ritrova con una eredità di 200
milioni e come investimento vorrebbe comprarsi dei cavalli da
corsa, che dici fa bene?
Lo chiedo a te che si 'nu guaglione e non dici bugie, dei grandi non
mi fido.
Ero certamente giovane ma
quel mondo l'avevo già compreso in pieno e ricordo che lo sconsigliai
caldamente, anche perchè non era difficile capire che il "suo amico" era lui, e
a vista non sembrava
un "volpe" ma piuttosto un agnello. |
Napoli, stagione successiva,
sono in pista ancora con cavallo che deve andare al piccolo trotto, avevo
completamente dimenticato il fatto, a un certo punto, rieccolo di corsa
gridando:
Vagliò mangi sempre alla mensa? ti aspetto.
Lo trovo al mio tavolo, "vagliò mi sono
informato tu qui non paghi i pasti perchè ci lavori, paghi solo
le bibite, te ne ho pagate per due mesi perchè ti ho dato retta, ho
comprato molti appartamenti
e mi vengo a vedere le corse con mia moglie, scommetto pure e perdo ma non me ne
importa niente, grazie vagliò buona fortuna, io stò a posto", ...non l'ho più
visto.
Magari legge queste pagine e mi contatta.
Sai quei marpioni quanto ci avrebbero messo
a sparecchiargli i 200, che nel mondo normale erano una montagna di quattrini,
ma nell'ippodromo!? |
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Purtroppo nel 1961 il cavallo "Saria", al
centro della pista, mette fine ai miei sogni, e dopo 30 giorni
di "Gardarelli" ospedale napoletano, rimetto in piedi le mie ossa (potevo finire
in carrozzella,
cosa non rara a fantini e guidatori).
Mamma Agnese non cessava di piangere,
cosi papà Benedetto decide di trasferirsi a Rignano Flaminio dove viveva sua
sorella Rosa.
Acquista una casa, un negozio
alimentari, qualche orto, papà Benedetto, pur se richiesto dalle scuderie più in,
per tirarmi via da quel mondo che oramai non mi apparteneva più, cambia
completamente la
sua vita andando a lavorare nei cantieri edili.
Ricordo che mi disse: "l'ho fatto per te,
così non hai padrone".
Grazie per il pensiero papà, ma io non sono
adatto a stare dietro un banco di pizzicheria anche se
la provenienza direbbe il contrario.
Cosi il germoglio della musica che il
Maestro di Monterotondo prima, e i Maestri di Latina e di Roma poi avevano
seminato nella mia anima, fa spuntare le sue foglie che invece di ricacciare
dentro il taschino della giacca, questa volta pur con alti e bassi, propri della
vita di oggi, con una media di lavoro superiore alle 12 ore al giorno, vedono un
ragazzo prima, un uomo poi, tentare di recuperare il terreno perduto per la
distrazione ippica.
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P.S. Il mio Maestro di
Monterotondo diceva che ogni studente musicista onesto riceve il
semetto
della musica, questo si piazza a vivere in pianta stabile nel
taschino della propria giacca e ogni anno puntuale fa spuntare le sue foglioline
per fare in modo che vengano annaffiate.
C'è tempo tutta
la vita, diceva, "le foglie compariranno sempre a chiedere acqua perchè sanno
che il possessore del semetto prima o poi sazierà la loro arsura". |
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